Ciao, 2020! La Russia parla italiano

Ciao, 2020! Copertina programma russo

Ciao, 2020: uno spettacolo musicale italiano “sorprendentemente” simile a uno show russo.

In tutto il mondo è giunto il 2021, salutando il 2020 con festeggiamenti diversi dal solito. “Ciao, 2020” non è solamente un sentito saluto all’anno appena conclusosi, è anche il nome di uno show andato in onda pochi giorni fa sul primo canale della televisione di Stato russa.

Un anno particolare e difficile ha saputo regalarci nei suoi ultimi giorni un motivo per sorridere. Nella sera del 30 dicembre, è andata in onda sul territorio nazionale russo una trasmissione musicale molto diversa dal solito. Lo spettacolo musicale, infatti, non solo è totalmente in italiano, ma lo stile con cui è stato registrato è un chiaro omaggio (e parodia) della televisione generalista italiana degli anni 80 e 90.

Sorge spontanea una domanda: perché la televisione di Stato russa trasmette, per un’ora, un programma totalmente in italiano (stentato), con canzoni senza senso?

Oltre la cortina di ferro

Soldati russi in divisa

Per quanto possa apparire strano, la spiegazione di questo peculiare evento ha ragioni storiche e politiche. Durante gli anni della guerra fredda, in Unione sovietica erano soventemente bandite canzoni e opere occidentali, in quanto possibili fautrici di istinti reazionari nella popolazione russa.
Il popolo sovietico del tempo, quindi, era costretto ad ascoltare in segreto i motivetti e le canzoni più in voga nei paesi oltre la cortina di ferro. Con il famoso muro berlinese sempre più fragile e la morte di Brežnev, vi fu una progressiva apertura verso la cultura e i prodotti occidentali.

L’apertura non fu, però, totale: infatti, le opere del continente europeo contenevano, solitamente, riferimenti politici e non idonei al Paese che diede i natali alla rivoluzione comunista. Quanto prodotto oltre l’atlantico, invece, non veniva nemmeno preso in considerazione; il rock era visto come un progetto statunitense atto a distrarre i giovani dalla lotta di classe.
Tra i paesi europei, l’Italia vantava una tradizione canora più “leggera”, con temi allegri e leggeri. Una candidata ideale per la tanto agognata apertura culturale.

L’invasione culturale italiana nella steppa sovietica

Fotogramma dello spettacolo Ciao, 2020
Fotogramma dello spettacolo Ciao, 2020

Nel 1983, a sorpresa, i telespettatori sovietici hanno potuto vedere per la prima volta “il Festival di Sanremo”. Toto Cutugno, Amadeo Minghi, Pupo, Gianni Morandi e tanti altri amati cantautori italiani erano riusciti a sfondare la cortina di ferro. Da quel giorno nella steppa risuonavano le note della tradizione canora italiana.
La trasmissione fu un successo e negli anni a venire i sovietici divennero il secondo pubblico della radiotelevisione italiana.

Ancora oggi questo “legame musicale” è vivo più che mai e “Ciao, 2020” ne è la dimostrazione.
Con questo spettacolo varietà parodistico si è voluto richiamare alla memoria gli stilemi artistici di anni che proiettarono nel mondo la cultura italiana. Nei cinquanta tre minuti di show tutti gli artisti, i quali cantano canzoni russe riarrangiate in italiano secondo il genere “dell’italodisco”, indossano abiti in stile anni 80 e 90 che ricordano vagamente quanto si vedeva nel famoso programma “Drive In”

La Russia ha avuto un modo molto distintivo per concludere l’anno. Quest’anno non abbiamo avuto la fortuna di avervi nostri ospiti in Riviera Romagnola e in tante altre località, ma stiamo già preparando il prossimo Capodanno 2021. Perché non date già una sbirciatina a ciò che stiamo preparando?

 

Nicola Tomelli