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Tassa di Soggiorno: le novità del 2026

Tassa di soggiorno 2026

Come cambierà la tassa di soggiorno nel 2026?

Negli ultimi anni la tassa di soggiorno è diventata una presenza fissa nei viaggi in Italia. Quella piccola cifra che si paga per notte, spesso direttamente in hotel o al check-out, serve ai Comuni per migliorare i servizi destinati ai turisti e ai residenti. Ma dal 2026 le regole cambiano, e non poco.

Il governo ha deciso di prorogare gli aumenti introdotti nel 2025, quelli nati per il Giubileo, e di estenderli anche all’anno olimpico di Milano-Cortina. In pratica, i Comuni avranno ancora la possibilità di alzare le tariffe, arrivando in alcuni casi fino a 12 euro a notte. Roma, che già applica le tariffe più alte, potrà mantenere i suoi 10 euro, mentre città come Milano e Venezia potranno spingersi anche oltre. Milano, ad esempio, potrà portare portare la tassa a 12 euro in occasione delle Olimpiadi invernali del 2026, e Venezia potrà valutare aumenti fino a 15 euro per gli hotel di lusso durante i mesi di maggior afflusso.

Questa misura non riguarda solo i grandi centri. Anche altre città d’arte, località di mare o borghi turistici stanno rivedendo i propri regolamenti per ampliare il periodo in cui la tassa si applica o per includere nuove tipologie di alloggio, come B&B e affitti brevi. Nel 2026 saranno più di 1.200 i Comuni italiani che la riscuoteranno, ottanta in più rispetto all’anno precedente.

Un gettito record per lo Stato e per i Comuni

Dietro a questi numeri si nasconde una vera montagna di denaro: nel 2025 l’imposta di soggiorno porterà nelle casse pubbliche oltre 1 miliardo e 186 milioni di euro, con un aumento del 15% rispetto all’anno prima. Per il 2026 si stima che si possa arrivare a 1 miliardo e 300 milioni.

La novità più discussa riguarda però la destinazione dei soldi raccolti. Finora, l’intero incasso rimaneva ai Comuni, che dovevano usarlo per servizi legati al turismo: manutenzione delle strade, pulizia, trasporti, tutela dei monumenti. Dal prossimo anno, invece, il 30% del gettito aggiuntivo verrà trattenuto dallo Stato e destinato a due fondi nazionali: uno per l’inclusione delle persone con disabilità e l’altro per il sostegno ai minori in difficoltà. Una decisione che ha suscitato molte proteste tra sindaci e associazioni di categoria, secondo i quali così si riduce l’autonomia dei Comuni, togliendo risorse a chi deve gestire l’impatto quotidiano del turismo.

Anche albergatori e operatori turistici non nascondono la loro preoccupazione. Temono che aumentare ancora i costi possa frenare la voglia di viaggiare, soprattutto tra gli italiani. Per le associazioni di settore, la tassa di soggiorno dovrebbe servire a migliorare la qualità dell’offerta turistica, non a colmare i vuoti di bilancio.

A Milano, ad esempio, l’assessora al Turismo Martina Riva ha sottolineato che la città chiede da tempo di essere trattata come Roma, potendo destinare maggiori risorse alla sicurezza, al decoro urbano e ai trasporti pubblici, cioè proprio ai servizi che rendono più piacevole la visita per chi arriva da fuori.

Insomma, il dibattito è aperto. Da un lato lo Stato punta a raccogliere fondi anche per scopi sociali, dall’altro i Comuni e gli operatori turistici chiedono che la tassa resti uno strumento “di scopo”, cioè destinato a migliorare i luoghi in cui i turisti soggiornano.

Cosa cambia per chi viaggia?

Per i viaggiatori non cambierà molto nella pratica: la tassa continuerà a essere pagata al momento del soggiorno, con importi diversi da città a città. Tuttavia, sarà utile sapere che in alcune destinazioni particolarmente turistiche come Roma, Venezia o Milano le cifre potranno salire leggermente nel 2026, soprattutto durante grandi eventi o nei periodi di alta stagione.

L’imposta di soggiorno rimane comunque regolata da limiti precisi: si applica solo per un numero definito di notti e spesso non riguarda i minori o chi soggiorna per motivi di salute o di lavoro. La sua funzione, almeno sulla carta, resta quella di migliorare i servizi, mantenere pulite e curate le città, rendere più piacevole l’esperienza di chi viaggia.

Sarà utile, quindi, prima di partire consultare il regolamento comunale della destinazione nella quale si vuole soggiornare o, ancora meglio, affidarsi a professionisti del settore sempre aggiornati.